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Intervista al Presidente — Sfide per l'export italiano nel 2026

Intervista al Presidente — Sfide per l'export italiano nel 2026

Il Presidente di Confindustria analizza le prospettive dell'export italiano alla luce delle nuove dinamiche geopolitiche e commerciali. Focus su mercati emergenti, Made in Italy e competitività delle PMI.

45:22
20 febbraio 2026
Presidente Confindustria, Maria Grazia Dellavedova, Prof. Marco Fortis
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Intervistatore

Buongiorno Presidente, grazie per questa intervista esclusiva. Partiamo dal quadro generale: come si presenta l'export italiano all'inizio del 2026?

Presidente

Buongiorno a tutti. I dati sono incoraggianti: nel 2025 abbiamo superato i 600 miliardi di euro di esportazioni, un record storico. Le imprese italiane hanno dimostrato una resilienza straordinaria negli ultimi anni, affrontando la crisi energetica, le tensioni geopolitiche e la riconfigurazione delle catene di fornitura globali.

Intervistatore

Numeri impressionanti. Ma quali sono i settori trainanti?

Presidente

La meccanica resta il nostro fiore all'occhiello, seguita dall'agroalimentare premium e dalla farmaceutica. Ma quello che mi entusiasma è la crescita dell'export di servizi digitali e di soluzioni tecnologiche: le nostre imprese non sono più solo manifattura, sono sempre più fornitori di soluzioni integrate.

Intervistatore

Parliamo di mercati. Dove si concentrano le opportunità per il 2026?

Presidente

Guardiamo con grande interesse all'area ASEAN — Vietnam, Indonesia, Thailandia, Filippine. Sono mercati con 680 milioni di consumatori, un PIL in crescita del 5% annuo e una classe media in rapida espansione. Il nostro export verso l'ASEAN è cresciuto dell'8,5% nel 2025, ma il potenziale è ancora enorme.

Ospite

Se posso aggiungere, i dati del Centro Studi confermano questa tendenza. L'Italia è tra i Paesi europei con la maggiore diversificazione geografica dell'export, ma c'è margine per crescere soprattutto nei mercati emergenti dell'Asia-Pacifico.

Intervistatore

Professor Fortis, quali settori hanno le migliori prospettive in queste aree?

Ospite

Sicuramente la meccanica strumentale, dove siamo leader mondiali in molte nicchie. Ma anche l'agroalimentare di alta gamma, l'arredamento, la moda e, sempre più, le tecnologie per l'automazione industriale. Il Made in Italy ha un valore percepito altissimo in Asia.

Presidente

Esatto. E qui entra in gioco la nostra strategia: dobbiamo aiutare soprattutto le PMI a fare il salto. Le grandi aziende hanno già una presenza consolidata sui mercati internazionali, ma il tessuto produttivo italiano è fatto di piccole e medie imprese che hanno un potenziale inespresso.

Intervistatore

Quali strumenti mette in campo Confindustria per supportare le PMI esportatrici?

Presidente

Abbiamo un programma articolato. Primo: missioni commerciali organizzate nei mercati target, non generiche ma verticali per settore. Secondo: intelligence di mercato, ovvero dati e analisi che aiutano le imprese a capire dove ci sono opportunità concrete. Terzo: supporto per le certificazioni, che in molti mercati sono barriere all'ingresso.

Presidente

E poi c'è il tema della digitalizzazione del commercio internazionale. Le piattaforme B2B, l'e-commerce cross-border, gli strumenti di marketing digitale: possono aprire canali di vendita prima inaccessibili per le piccole imprese. Su questo i nostri Digital Innovation Hub stanno facendo un lavoro eccellente.

Ospite

Un dato interessante: le PMI che utilizzano canali digitali per l'export registrano in media un fatturato estero superiore del 30% rispetto a quelle che si affidano solo ai canali tradizionali. La digitalizzazione non è un costo, è un moltiplicatore di business.

Intervistatore

Parliamo di Made in Italy. Come evolve questo concetto nell'era della globalizzazione e dell'intelligenza artificiale?

Presidente

Il Made in Italy non è solo un marchio, è una promessa di qualità, design, innovazione e attenzione al dettaglio. Nell'era dell'AI, questa promessa si arricchisce: le nostre imprese usano l'intelligenza artificiale per migliorare i processi, personalizzare i prodotti, ottimizzare la supply chain. Ma la creatività, il gusto, la capacità artigianale restano inimitabili.

Intervistatore

Un ultimo tema: la sostenibilità come fattore competitivo nell'export.

Presidente

Fondamentale. I buyer internazionali, soprattutto nei mercati più evoluti, sono sempre più attenti alla catena di fornitura responsabile. Le imprese che investono in processi green, certificazioni ESG e economia circolare trovano porte aperte. La sostenibilità non è più un nice-to-have: è un prerequisito per competere.

Ospite

I dati lo confermano: il 72% dei buyer europei e nordamericani include criteri ESG nella selezione dei fornitori. Per le imprese italiane, questo è un vantaggio competitivo naturale: il nostro tessuto produttivo è già orientato alla qualità e alla responsabilità.

Intervistatore

Presidente, un messaggio finale per le imprese italiane?

Presidente

Le imprese italiane sono il motore del Paese. Abbiamo tutte le carte per vincere la sfida globale: qualità, innovazione, flessibilità, creatività. Ora serve coraggio per investire, fare rete e guardare oltre i confini tradizionali. Confindustria è al fianco delle imprese in questo percorso.